I QUARTIERI - Palio dei Normanni - Piazza Armerina

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Il Nobile Quartiere Monte sorge nell’estremità occidentale del Colle Mira, il quartiere nasce con la nascita della città, ovvero con la ricostruzione della città di Platia, distrutta nel 1161 dal Re normanno Guglielmo I°, il Malo.
La città subì la ritorsione del Re, per avere accolto i capi della rivolta baronale, Ruggero Sclavo con altri autorevoli baroni e un gran numero di soldati che al loro seguito si erano rifugiati nel castello normanno di Platia, credendo di sottrarsi alla rappresaglia del Re.
Il re implacabile per i fatti successi a Palermo, e per punire i nobili normanni piazzesi per avere partecipato alle successive azioni di guerriglia contro le popolazioni saracene sparse nei casali limitrofi, mise a ferro e fuoco la città.
Nel 1163, lo stesso re Guglielmo, dava l’ordine di riedificare la città sul colle Mira, oggi detto Monte, “dell’istesse pietre e materiali della distrutta Platia, acciocché non si dicesse essere un’altra, ma l’i stessa risorta”.
Il Re in persona, venendo per la posa della prima pietra, né approvò l’impianto urbano, la cui topografia è il classico esempio dell’insediamento di matrice normanna, che appare ancora oggi come una vera e propria roccaforte, come città militare, la cui struttura a “lisca di pesce” col suo decumano (oggi via Monte), nel quale confluiscono da destra e da sinistra le varie strade, tutte parallele tra loro.
La prima chiesa edificata nella nuova città fu dedicata a San Martino, santo caro ai Re e patrono delle milizie normanne.
Il toponimo colle “Mira”, così come descrive nella sua opera il generale Litterio Villari (Storia Ecclesiastica della città di Piazza Armerina), potrebbe avere avuto origine dalla presenza di un antica chiesa o cappella dedicata in epoca bizantina a San Nicola, vescovo di Mira.
E’ certo che dopo la fondazione della città o la predetta chiesa venne ingrandita oppure i Piazzesi ne costruirono una nuova che tuttora è officiata.
Lo stemma araldico di cui si fregia il Nobile Quartiere Monte, è rappresentato dall’effige dell’Aquila nera, ebbe vita dall’appartenenza ad una famiglia nobile del Quartiere, i Trigona; sebbene lo stemma adottato ha subito variazioni, infatti all’interno dello scudo non compaiono più la stella cometa ed il triangolo, ma il nome del quartiere “Monte” e lo stemma araldico della città di Piazza Armerina.
Il motto del Nobile Quartiere Monte è il seguente: “Mater Domini Dirige Nos” che significa “Madre di Nostro Signore Guidaci”.
Il titolo di “Nobile” è un epiteto da sempre riconosciuto dai restanti quartieri, in quando avevano le loro dimore le maggiori famiglie della nobiltà cittadina.
Il quartiere Monte è il cuore spirituale della città, poiché racchiude nel suo territorio la Basilica Cattedrale dedicata a Maria SS. delle Vittorie, numerose chiese quali: l’antica chiesa madre di San Martino, la Basilica Collegiata del SS. Crocifisso, la Chiesa di San Nicola, volgarmente detta “Madonna dalla Catena”, la Chiesa degli Angeli Custodi, e inoltre la Chiesa della Madonna della Neve, che appartiene oggi alle suore della Sacra Famiglia, mentre le seguenti Chiese sono state sedi di comunità religiose: Sant’Ignazio di Loyola, San Francesco d’Assisi, Sant’Anna.
Numerosi ed importanti palazzi nobiliari caratterizzano l’aspetto monumentale del quartiere, limitandoci a citare i maggiori: palazzo Trigona della Floresta, prossimo museo archeologico ; l’ex palazzo Vescovile sede del museo diocesano; palazzo Trigona di Sant’Elia; palazzo Trigona di Geraci; palazzo Trigona di Roccabianca; palazzo Trigona di Mandrascate; palazzo Velardita; palazzo Iaci di Feudonovo; l’ex palazzo della Corte Capitanale; Palazzo di Città, sede del Consiglio Comunale, già sede del Senato cittadino; il palazzo ottocentesco attualmente sede dell’Università.
Inoltre merita di essere ricordato l’attuale caseggiato di via Crocifisso, (già Strada Maestra) al civico 25, dove re Federico III d’Aragona nell’ottobre del 1296 vi convocò il Parlamento siciliano per decidere la guerra contro il fratello Giacomo d’Aragona, e dove furono approvati i cosiddetti “Capitoli” o “Consuetudini di Piazza”, secondo i quali il Parlamento diveniva organo costituzionale di governo, veniva soppiantato l’elemento feudale da quello municipale, l’aristocrazia dalla democrazia.
Il Quartiere nella parte occidentale più alta del colle Mira è dominato dalla Basilica Cattedrale che con la sua mole seicentesca domina l’intero abitato.
Costruita su una precedente chiesa dedicata a Santa Maria Maggiore a tre navate di stile arabo-siculo del XIII secolo non rimane più nulla, tranne la maestosa torre campanaria e il battistero posto sul fianco interno della stessa torre, già arco della cappella Trigona.
La parte meridionale del colle Mira “Monte” invece è dominato dal Castello Aragonese, fatto costruire da Re Martino I° tra il 1392 e il 1396 durante i suoi numerosi soggiorni nella città.
Benché risalga alla fine del XIV secolo, per la sua concezione costruttiva si identifica fra i castelli federiciani nell’impianto planimetrico, nella regolarità delle volumetrie, nelle grandi superfici senza apertura.
Detto castello venne costruito trasformando un antico cenobio dei conventuali francescani ai quali fu dato in cambio un preesistente castello normanno, sito sull’estremità orientale del colle Mira, non ritenuto più adatto alla difesa e del quale nulla più sopravvive.
La festa del santo patrono: San Martino si festeggia l’11 novembre.

Copyright 2009 - Comitato Nobile Quartiere Monte
Autore dei testi Filippo Rausa
www.quartieremonte.com
il quartiere dei Canali occupa la zona sud-occidentale della città di Piazza Armerina ed è così denominato per la presenza di una fonte monumentale in pietra arenaria dalle cui quattro cannelle, che fuoriescono da altrettanti mascheroni, sgorga una limpida e fresca acqua sorgiva che ha dissetato, da sempre, decine di generazioni di cittadini. L’acqua sgorga perenne sempre alla stessa temperatura (ca. 15C°) per cui si apprezza in inverno come tiepida e in estate come fresca. Essa va ad alimentare un antico lavatoio pubblico, ormai in disuso, e successivamente si getta nel torrente Riana, affluente del fiume Gela. (Sebi Arena)
La fonte ha rappresentato per gli abitanti del quartiere il simbolo dell’identità e dell’appartenenza ed è stata difesa, anche con moti di piazza, tutte le volte che le autorità hanno pensato di imbrigliare le acque nella rete pubblica, ravvisando uno spreco nel fatto che l’acqua (oltre due litri al secondo) si riversa a valle verso gli orti con un utilizzo minimo. Ma gli abitanti del quartiere si sono sempre opposti a un progetto di regimentazione poiché, tutte le volte che si è verificata una crisi idrica, la fonte ha potuto soddisfare pienamente le necessità di tutta la popolazione piazzese.
Il quartiere dei Canali, sorto extra moenia intorno al 1398, era abitato quasi esclusivamente da Ebrei, dunque rappresentava la loro giudecca pur non escludendo che vi abitassero anche Cristiani. Gli Ebrei, come nel resto della Sicilia erano considerati servi della Regia Camera e dunque, pagando una gabella, erano liberi di vivere pacificamente. Avevano il loro magistrato, la propria scuola, il macello, la sinagoga, ma il giudice massimo era un cristiano, detto difensore dei Giudei. La sinagoga era ubicata a poche decine di metri dalla fonte e precisamente in quella che successivamente fu trasformata in Chiesa di S. Lucia.
Gli Ebrei piazzesi, prima dell’editto di Ferdinando il Cattolico del 1492, pagavano una gabella (la gesia) di tre onze alla città demaniale di Piazza, quattro a Enna e venti a Messina. In un documento del 1408 di Re Martino venne ordinato ai giudei piazzesi di fornire ogni tre anni una bandiera reale al Castello aragonese; in un altro documento dell’infante Giovanni del 1415 veniva richiesto un contributo di 20 onze per i lavori di fortificazione delle isole di Malta e Gozo. Si ha notizia che nel 1455 il Presidente del regno Simone da Bologna, arcivescovo di Palermo, fa svolgere indagini su 40 ebrei piazzesi che presumibilmente avevano effettuato degli illeciti. Il loro quartiere doveva essere abbastanza popolato se ben 40 suoi abitanti erano indagati per reati politici. La gesia nel 1464 era salita a ben otto onze, 15 tarì e sette grani e questo fatto fa supporre un incremento della popolazione ebraica a Piazza. Nel 1481 invece pare che gli abitanti del quartiere siano diminuiti per cui la gabella scendeva a due onze e 27 tarì.
Nel fatidico anno 1492 il re Ferdinando d’Aragona decretò l’espulsione di tutti gli ebrei dal regno di Spagna e, in Sicilia, il provvedimento ne raggiunse ben 100.000. Ad essi furono confiscati tutti i beni, permettendo successivamente la revoca del provvedimento se si fossero convertiti al cattolicesimo. Nel regno di Spagna gli ebrei convertiti furono detti marrani.
Dopo l’espulsione degli ebrei piazzesi la cifra, ricavata dal Regno con la confisca e la vendita dei loro beni, ammontava ad oltre 500 onze.
Attualmente il Quartiere dei Canali coincide, dal punto di vista religioso, con la parrocchia cattolica di S. Maria d’Itria. Vi sono ubicate inoltre le chiese di S. Lucia, di S. Barbara e di S. Maria delle Grazie con l’annesso convento dei Cappuccini, adibito a Casa di riposo per anziani. Alla sommità del versante orientale, all’interno del campo sportivo, rimangono le rovine della chiesa di S. Ippolito (detta un tempo di S. Maria del terremoto), in fase di restauro. (Sebi Arena)

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Il quartiere del Casalotto occupa una collina ad oriente del vecchio nucleo   della città di Piazza Armerina.
L’insediamento del borgo avvenne sicuramente molto prima del 1397, anno in cui esso fu assegnato al barone di Mazzarino e conte di Garsiliato, Niccolò Branciforti, capo del partito aragonese, che era divenuto, per nomina regia, capitano della città demaniale di Piazza. Egli era morto nel 1401, ma i suoi eredi tennero per molto tempo la proprietà del borgo addirittura mantenendovi delle guarnigioni di miliziani.

Quando nel 1569 nella città di Piazza fu effettuato il censimento, essa aveva poco più di 13.800 abitanti poiché il borgo del Casalotto veniva numerato con la popolazione di Mazzarino e Garsiliato. Infatti il borgo costituiva parte integrante della Contea di Mazzarino. Sotto Carlo V il feudatario del borgo era Fabrizio Branciforti.
Nel 1593 venne effettuato un altro censimento della popolazione e furono contati più di 16.600 abitanti tanto che si sentì l’esigenza di allargare il perimetro della città. Fu incluso nell’ambito cittadino il piano del Padre Santo (oggi Piazza Martiri d’Ungheria) e la porta di S. Giovanni venne aperta verso la spianata delle “Botteghelle”. Intanto il quartiere Casalotto s’ingrandiva sempre più e aveva, per le continue fabbriche, la tendenza ad unirsi al territorio piazzese. La soluzione fu trovata nel 1598 mediante un’intesa col Conte di Mazzarino don Francesco Branciforti: egli rinunciava ai diritti sul borgo del Casalotto e i Giurati di Piazza gli concedevano l’uso dell’acqua del fiume Gela per far funzionare i mulini sotto Mazzarino. Fu così che il Casalotto, divenne parte integrante della città di Piazza Armerina costituendone un suo quartiere.
Nel 1625, un anno dopo la peste che flagellò la Sicilia, nel borgo Casalotto sorse la chiesa di S. Filippo d’Agira per volere del vescovo di Catania Mons. Giovanni Torres. Nel 1666 il nome di Casalotto si ritrova come feudo allodiale di Girolamo Jaci e, dopo vari passaggi lo ritroviamo in mano di Pietro Paolo Trigona, all’avvento della monarchia sabauda. Alla fine del XIII sec. ritroviamo un barone di Casalotto, Domenico Bonaccorsi di Catania, ma ormai molti nobili con proprietà a Piazza risiedevano altrove.

L’11 maggio 1860 avveniva in Sicilia lo sbarco garibaldino e pure a Piazza si formò un Comitato rivoluzionario in funzione antiborbonica che decise la rivoluzione piazzese per il 18 maggio. In quella mattina i rivoluzionari piazzesi si riunirono nel piano antistante la chiesa di S. Filippo al Casalotto e, all’urlo di ”Abbasso i Borboni”, issarono il tricolore in cima ad un bagolaro (in dialetto).

Proprio dietro l’ex Convento dei Benedettini è ubicato il quartiere Castellina, uno dei quattro quartieri storici della città, così chiamato in quanto si estendeva ai piedi di un castello che nel medioevo sorgeva in luogo dell’attuale Convento di San Francesco. Il suo nucleo è rappresentato dalla Chiesa di Santa Veneranda, la cui fondazione probabilmente risale al 1180, mentre il prospetto attuale è del 1650. Nella parte più bassa il quartiere è delimitato dall’antica Torre Castellina (1337) e da un tratto di muro di cinta, caratterizzato da un’ampia breccia che funge da porta d’ingresso al quartiere.
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