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ALBO D'ORO



1952 CASALOTTO
1954 CASALOTTO
1956 CASALOTTO
1958 CASTELLINA
1960 CASTELLINA
1961 CASTELLINA
1962 CASALOTTO
1963 MONTE
1964 CASTELLINA
1965 CASALOTTO
1966 MONTE
1967 MONTE
1968 MONTE
1969 CASALOTTO
1970 MONTE
1971 CASALOTTO
1972 MONTE
1973 MONTE
1974 MONTE
1975 MONTE
1976 CANALI
1977 CASALOTTO
1978 CASALOTTO
1979 CASALOTTO
1980 MONTE
1981 CASALOTTO
1982 MONTE
1983 MONTE
1984 MONTE
1985 CASALOTTO
1986 CASALOTTO
1987 CASTELLINA
1988 CASTELLINA
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1995 CASALOTTO
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1997 CASALOTTO
1998 CANALI
1999 CASTELLINA
2000 CASTELLINA
2001 CASTELLINA
2002 CASALOTTO
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2004 MONTE
2005 CANALI
2006 CANALI
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2009 CASTELLINA
2010 CANALI
2011 CASTELLINA
2012 MONTE
2013 MONTE
2014 CASTELLINA
2015 CASALOTTO
2016 CASALOTTO
2017 CASTELLINA










    
STORIA DEI QUARTIERI

Subito dopo la ricostruzione della città di Plutia, distrutta nel 1161 dal Re normanno Guglielmo I° il Malo, “Placiam nobilissimum Lombardorum oppidum” (Piazza la città più nobile dei Lombardi), e fatta ricostruire dallo stesso Re nell’anno del Signore 1163 sull’estremità occidentale del Colle Mira, la città veniva proclamata demaniale o regia.
In epoca medievale mantenne dapprima caratteristiche di una certa modestia territoriale, successivamente, ripreso il ruolo di città guida, si affermava per importanza, ricchezza e per la sua numerosa e compatta popolazione di etnia lombarda.
Non a caso Federico II nel 1234 la sceglieva quale sede per tutta la Sicilia della Corte Nazionale che due volte l’anno il 1° maggio ed il 1° novembre, teneva udienze per ascoltare i sudditi.
Nel 1240, Piazza confermata città demaniale, veniva annessa al Parlamento di Foggia. Già nel 1256 l’intero colle Mira, versante occidentale “Monte” e, versante orientale detto borgo Castellina, (dall’antico castello che sorgeva dove oggi vi è l’ex ospedale, gia convento dei frati francescani), rappresentava l’intera città di Piazza, ed era ben munita di possenti mura difensive.
Nell’ottobre del 1296 Federico III d’Aragona vi convocava il Parlamento e qui approvava la costituzione del Regno (i cosiddetti capitoli di Piazza), e la guerra contro re Giacomo d’Aragona che dopo la sollevazione antiangioina dei Vespri siciliani, cercava di riconquistare l’isola.
Nel 1299 Piazza viene assediata dall’esercito Angioino dell’erede al trono di Napoli il duca Roberto d’Angiò; assediata su due fronti dal piano di San Giorgio e dal piano dell’Altacura, la città forte delle possenti mura resistette, anzi in una sortita della cavalleria piazzese infliggeva una sonora e sanguinosa sconfitta, con una disonorevole ritirata all’esercito angioino.
Dopo il 1317 l’esistenza di atti notarili riportano notizie di abitazioni site in “quartiere San Domenico, quartiere del Padre Santo e della Commenda”, a testimonianza dell’incremento demografico, e che il borgo della Castellina si andava suddividendo in contrade.
Nel 1348, la Beata Vergine Maria apparve al pio sacerdote Giovanni Candilia, rivelandogli il luogo dove 187 anni prima (1161) i piazzesi nell’imminenza del pericolo della distruzione della città e dei casali lombardi per opera del Re Guglielmo il Malo, onde evitare che il glorioso Vessillo papale del conte Ruggero, venisse ingiuriato dagli infedeli o cadesse in mano al Re che lo voleva portare a Palermo, lo rinchiusero in tutto segreto, in un arca di cipresso e lo seppellirono nella badia fortificata, sull’eremo di Santa Maria di contrada piazza Vecchia, situata accanto al cosiddetto “Castello del conte Ruggero”.
La città interpretò l’avvenimento come un segno con il quale la “Vergine” riconfermava la sua predilezione per la città, per cui i piazzesi iniziarono a dare vita alle celebrazioni con il triduo della festa di Maggio, nella ricorrenza del rinvenimento del Vessillo, mentre il 15 agosto invece la festa della acclamata Protettrice e Patrona.
Intorno al 1398 si dava inizio alla costruzione del borgo Canali, che di lì a poco sarebbe diventata la Giudecca degli “ebrei piazzesi”, fino al decreto datato Granada 31 marzo 1492, nel quale re Ferdinando il Cattolico, ordinava l’espulsione degli Ebrei, da tutti i suoi regni.
L’estensione della città raggiunse la sua massima ampiezza alla fine del sec. XIV con la costruzione degli attuali nuclei abitati di San Giovanni, Santo Stefano, Altacura.
Il 2 settembre 1517, con lettera datata da Magdeburgo, inviata dal futuro Imperatore Carlo V, Piazza per la sua importanza, nonché per la sua lealtà alla corona, veniva elevata al rango di città, con il titolo di “Civitas opulentissima” (Città ricchissima).
Nel 1545 della suddivisione della città in quattro quartieri, c’è ne da atto una richiesta dei Giurati, che attraverso un nostro deputato al generale Parlamento tenutosi a Palermo, chiedono l’approvazione di alcuni capitoli, tra i quali uno si riferisce alla nomina di quattro gentiluomini, uno per quartiere per la costruzione delle fogne e la pavimentazione delle strade; l’altro all’elezione di due maestri di mondizia, uno al Monte, dove viene compresa anche la Castellina, e l’altro al borgo, che comprendeva Canali ed Altacura.
Di fatto la città nel secolo XV era formata dal Monte, che comprendeva i quartieri Monte e Castellina, definita volgarmente la Città vecchia, e dal Borgo che comprendeva i nuovi quartieri in via di costruzione, definiti anche contrade per la distanza dal Monte e per gli ampi spazi ancora vuoti sul territorio, Canali e San Giovanni- Altacura.
Nel 1598 il borgo Casalotto, che era di proprietà del conte Francesco Branciforti di Mazzarino, veniva permutato dai Giurati di Piazza e unito alla città, pertanto ai quattro quartieri dentro le mura, se ne aggiunse un quinto fuori le mura, dirimpetto porta San Giovanni.
Mentre la città come in un mosaico componeva le proprie tessere nell’espansione urbanistica, già all’inizio del quindicesimo secolo, le celebrazioni, della festa di mezz’agosto a Maria Santissima delle Vittorie rappresentano un grande evento, una festa religiosa che oltre a coinvolgere tutta la città, coinvolgeva i paesi vicini e che non cesserà praticamente mai di essere celebrata, con forme varie e con varie partecipazioni anno dopo anno.
Tra la fine del sec. XVII e l’inizio del sec. XVIII le dodici Confraternite presenti in città (così come risulta in diversi manoscritti che si conservavano presso l’antica chiesa madre di San Martino), in occasione dei classici festeggiamenti in onore a “Maria Santissima delle Vittorie” introducono l’uso di rievocare, di rendere presente il passato.
 Riportando alla memoria le memorabili imprese del conte Ruggero, si diede vita a una “Cavalcata” commemorativa della conquista normanna, un corteo storico di milizie normanne che entravano in città liberando la popolazione cristiana dal giogo dei saraceni; dove i Rettori o i Governatori delle Confraternite avvicendandosi ogni anno, rappresentavano il Conte a cavallo con il glorioso Vessillo papale di Maria Santissima delle Vittorie.
Nei secoli che seguirono i borghi si estesero raggiungendo gli attuali confini, inoltre venne modificato il loro nome, dalla dizione di borgo si passo alla denominazione definitiva di quartiere.
Il quartiere Casalotto estendendosi giù a valle raggiunse l’attuale piazza Generale Cascino, delimitandone in quella piazza il confine.La contrada Altacura, (piazza Alcide De Gasperi) veniva assorbita dal quartiere Canali, che contrassegnava il confine territoriale a ferro di cavallo, da via Roma a via Stradonello.
Il quartiere San Giovanni dalla linearità del suo territorio metteva insieme i borghi di San Domenico e del Padre Santo, demarcando il proprio territorio da piazza Garibaldi lungo via Roma, da via Marconi, lungo via Garibaldi, chiudendo con via S. Stefano e via Mons. Sturzo.
Il quartiere Castellina segnava i propri confini così come la storia lo aveva visto nascere.
Da piazza Garibaldi, lungo via Cavour, per ridiscendere a valle sotto l’ex ospedale nella via Bonifacio, da via Marconi, a via Garibaldi, a via dott. S. La Malfa e proseguendo a valle lungo l’antica cinta muraria che giunge a porta Castellina.
Il quartiere Monte arroccato sul colle Mira, delimita i propri confini da piazza Garibaldi, lungo via Cavour, da porta Catalana, o via Costa Vallone di Riso, lungo via Stradonello.  
Nell’anno 1777 con privilegio datato Palermo 26 luglio, re Ferdinando concedeva alla città il titolo di Senato “S.P.Q.P.” Il 5 luglio 1817 papa Pio VII elevava Piazza a città vescovile, l’anno successivo,1818, con decreto dello stesso papa Pio VII, il Vessillo glorioso del conte Ruggero raffigurante la sacra immagine della Madonna, veniva solennemente incoronata dal Capitolo Vaticano e proclamata Patrona della Diocesi.
Tra la fine del 1800 e i primi anni del 1900, La Cavalcata che aveva svolgimento ogni cinque anni, il 14 agosto alla vigilia della solenne processione religiosa dell’Assunzione, (sì, perché i piazzesi, celebravano già l’Assunzione di Maria, con grandi festeggiamenti molti secoli prima del dogma di fede proclamato nel 1950 con la Bolla di Pio XII “Munificentissimus Deus”), veniva rivisitata e corretta introducendo l’uso di indossare costumi e armature medioevali, (nei secoli precedenti le Confraternite avevano partecipato indossando costumi non consoni al periodo medioevale, basti pensare che alla fine del 1800 i confrati che sfilavano a cavallo vestivano frac e cilindro).
Nel 1932 La Cavalcata venne arricchita con una imponente corsa rettilinea di cavalli, che si svolgeva in contrada Scarante il cui arrivo era posto in contrada Costantino, nei pressi della Villa Arena, fuori il perimetro urbano cittadino.
Con la soppressione delle Confraternite e subito dopo la guerra, nel 1952, prendendo origine dagli antichi tornei cavallereschi che si trasformarono poi in giochi popolari, alla Cavalcata tradizionale, si aggiunse l’avvincente e stimolante torneo cavalleresco “La Quintana del Saracino”, un torneo equestre che rievocasse la lotta dei cavalieri rappresentanti dei quartieri di Plutia contro l’invasore arabo in onore del conte Ruggero.
Alle Confraternite che sino a quel momento avevano rappresentato le singole realtà parrocchiali, seppure territorialmente corrispondenti nei secoli con i borghi prima e i quartieri dopo, subentrarono i Quartieri medioevali in cui era divisa la città, Monte, Castellina, Canali e Casalotto ad eccezione del quartiere San Giovanni che stranamente nella nuova rivisitazione della Cavalcata, dal 1952 “Palio dei Normanni”, non veniva inserito nella storica kermesse.
Di fatto i Quartieri, prima del 1952 erano stati per secoli rappresentati nella vita religiosa, culturale, e sociale della città, dalle Confraternite o da Sodalizi che avevano la loro sede legalmente riconosciuta in una chiesa, (luogo di culto e di riunione), attraverso la quale sia i nobili che il popolo si occupavano con opere pie fra la comunità ed assistenza ai malati, mantenendo vivo il culto dell’Eucarestia e dei Sacramenti.
E non a caso fin dai tempi più remoti mantenendo viva questa fede, rappresentavano all’esterno con manifestazioni pubbliche le feste religiose, così come rappresentato nella Cavalcata.
Con la loro soppressione, i Quartieri non ancora organizzati e legalmente non ancora costituiti in associazione, non intuirono di raccogliere da subito l’eredità secolare delle confraternite, forse perché la presenza in città di diversi circoli ricreativi, società operaie di mutuo soccorso, in rappresentanza delle diverse classi lavoratrici, frammentò lo spirito di aggregazione che le confraternite avevano avuto.
Ma di lì a qualche decennio i quartieri forti di un periodo propedeutico di fatto si costituiscono legalmente in società, denominati “Comitati di Quartiere” il Palio dei Normanni nell’avvincente e stimolante torneo cavalleresco della Quintana del Saracino fa il resto, riportando nelle diverse fasce generazionali quell’orgoglio di appartenenza al quartiere, dove il sano spirito agonistico ha caratterizzato oltre alla competizione paliesca, le diverse iniziative che nel corso dell’anno sono solite svolgersi in città.                                                                                              
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